Home
Notizie
Branca RS
Lettera della PARTENZA di Francesco
Notizie
Branca RS
Lettera della PARTENZA di Francesco | Lettera della PARTENZA di Francesco |
| martedì 10 agosto 2004 | |
|
Eccola qui finalmente, così ora se davvero l'ho letta troppo velocemente e non ci avete capito un tubo potete riguardarla ogni volta che volete...e ripenserete a me (sigh! che dolce!)
Lettera della PARTENZA – Francesco 05-08-2004
Vi confesso che ho riflettuto mezz’ora solo per decidere con che parole esordire (proprio come nei temi di scuola) ed a chi indirizzare questa lettera: bè come vedete la grande ispirazione non è arrivata, ma almeno ho concluso a chi sarebbe più giusto dedicare questa lettera.
Anche se vi potrebbe sembrare strano trattandosi di una di quelle tradizioni consolidate, non vi nascondo che l’idea di scrivere la lettera per la mia Partenza ha suscitato in me una gran paura: già proprio paura, quella naturale e un po’ ingenua paura di non riuscire ad esprimere con le parole i pensieri più profondi, le emozioni più intime, di non essere all’altezza di un momento così importante, di non saper dare il meglio di me nel vivere questa tappa. Se la Partenza fosse un fatto privato, da vivere solo con me stesso, che non vi appartenesse almeno quanto non appartenga a me, questo timore non avrebbe ragione di esistere. Ma penso che la partenza sia del clan e di quanti mi sono sempre stati vicini in un verso o nell’altro, almeno quanto del partente: in fondo oggi saluto la comunità perché è grazie ad essa che ho fatto delle scelte, e perché senza tutti voi e senza ogni singola persona che ogni giorno ha messo qualcosa nel mio zaino, oggi non sarei qui ma soprattutto non sarei così come mi vedete. E’ quindi normale per me sentire quasi come un debito verso di voi, o almeno una grossa responsabilità nei vostri confronti, la responsabilità di riuscire a TESTIMONIARVI quanto ho ricevuto tramite voi, il clan, lo scoutismo e di riuscire ad avere il coraggio di iniziare a restituirlo al mondo, a dare e a darmi senza risparmio.
Per me oggi è una tappa di un cammino, il compimento di un disegno e il principio di un altro, una soglia un po’ più significativa e determinante magari perché dico arrivederci o addio agli ingredienti che in qualche modo mi hanno cresciuto, ma è per il clan secondo me il messaggio più grande: ed è quello che indica che cosa voglia da noi lo scoutismo cioè Dio attraverso di esso, ma soprattutto fare esperienza della sua intrinseca forza trascinante. Ebbene è proprio questo il fine del condividere con voi il percorso che mi ha condotto sin qui; se ci penso mi sarebbe piaciuto tanto ascoltare qualche anno fa i piccoli traguardi maturati da un partente: mi avrebbero dato più convinzione, magari più consapevolezza e voglia di crederci…
Mi viene in mente che la Partenza è proprio una di quelle occasioni in cui avresti voglia (come nelle cerimonie importanti) di raccontare troppe cose che ti passano per la testa, magari tutta la tua vita scout, che in momenti come questi, chissà perché, ti scorre in mente come un film , tutti i ricordi delle avventure condivise negli anni, ogni tassello della lunga e indimenticabile strada su cui abbiamo camminato insieme. Eppure preferisco risparmiarvi e non annoiarvi per ore, anche perché sono convinto che non sarebbe il racconto più azzeccato: tutti i momenti che vale la pena ricordare, tutte le esperienze che rimarranno impresse a fuoco nel mio cuore, tutti i casini e i problemi avuti e affrontati insieme, tutte le litigate e i riappacificamenti, tutte le salite sotto il sole e le condivisioni di poche gocce d’acqua, poi le bevute alle fonti introvabili, le stelle ammirate in silenzio e le tende montate in fretta sotto l’acqua, le bolle ai piedi e i canti attorno al fuoco, gli abbracci e i pianti, le pastine incollate e i fornellini difettosi, le chiacchierate sincere prima di dormire, le leggendarie e avventurose missioni al reparto ed i giochi tormentone ai lupetti, il metterci in gioco su questioni più grandi di noi, i momenti di crisi buie e di entusiasmo straripante, ma anche tutte le messe e le prediche ascoltate con gli occhi socchiusi e il sonno di una route sulle spalle, il servizio, le scenette alla Bud Spencer di Smuffer, il vino nascosto nello zaino e le marachelle di ragazzi che non vogliono crescere, la piccolezza davanti ad una montagna e la forza di “attaccarla” (come direbbe Luca a Michele), le stalle sulle dolomiti care quanto un grand hotel e le foto da calendario nelle terme toscane, i successi e i fallimenti, le nostre produzioni cinematografiche: insomma il nostro essere comunità, e prima ancora scout, non ha bisogno di essere raccontato (e non sarebbe possibile neanche con un intera giornata) perché l’avete sperimentato come me e soprattutto con me; una volta qualcuno mi ha detto che l’amicizia non dipende tanto dal numero di anni da cui ci si conosce, né dal tempo che si trascorre insieme, ma dalla CONDIVISIONE: ebbene allora io mi ritengo fortunato come pochi ad avere vicino in un giorno importante delle persone con cui ho condiviso così tanto, e da oggi starà a me continuare a fare lo stesso con la piccola differenza di non essere più in comunità.
Preferisco quindi, piuttosto ricordare come ho vissuto l’ultimo anno perché, checché ne dica Stefano, solo esattamente un anno fa ho imboccato la strada che mi ha preparato per questa scelta: durante la route a Sant’Antimo, durante un hike posso dire che sia nato qualcosa di simile ad un rapporto con il Signore, prima praticamente inesistente; per la prima volta ho sperimentato e capito un po’ più a fondo la preghiera e ho lasciato da allora che anche il Signore occupasse una piccola stanza nel mio cuore, ho cercato di non trascurarlo e di renderlo almeno un po’ partecipe come siamo abituati a fare normalmente con un qualsiasi amico a cui teniamo, e da allora, me ne accorgo ora col senno di poi, tutti i miei passi sono stati guidati verso una sola direzione, le mie azioni sono state un avvicinamento costante a Lui: mi ha accompagnato in r.o.s.s. per insegnarmi come aprire le porte al suo dono più grande: la fede e per credere nello scoutismo come il miglior metodo educativo per farlo; mi ha chiamato a “rapporto” da Don Marco perché avevo bisogno di liberarmi di un po’ di superficialità ed egoismo, di conquistare l’umiltà per coltivare il neonato rapporto con lui attraverso la Confessione e i sacramenti; mi ha circondato di persone che si dedicano al servizio degli altri con una costanza che mi ha imposto la stima per loro e un esempio da seguire; mi ha fatto sentire la sua presenza avvolgente sempre vicina fino a che, senza quasi accorgermene, mi sono ritrovato a iniziare con Lui tutte le mie giornate… Mi conosco bene e anche voi e mi accorgo di come sono cambiato, non oso dire migliorato perché, nonostante tutto ciò che ho vissuto in un solo anno, mi viene da pensare che rispetto a cosa mi aspetta in una vita intera sono appena all’inizio. Non so immaginare cos’altro ci sarà in serbo per me ora che proseguirò da solo la mia strada, ma di una cosa sono certo, senza lo scoutismo non avrei mai cominciato a camminare per migliorare: arrivo quindi finalmente al punto fondamentale che non può mancare in ogni lettera per la partenza che si rispetti: secondo me lo scoutismo forgia ragazzi forti, che siano cioè in grado di essere anti-conformisti, perché è questo che siamo: stra-ordinari (come direbbe Giovanni) ed è questo che dovrebbero essere i cristiani nel mondo, quel mondo che ci bolla “boy-scout” con troppa banalità e superficialità; forgia persone “scomode” (come leggevo da qualche parte di recente) e severi nel richiamare la propria coscienza ai valori in cui abbiamo dichiarato di credere con la promessa, in una parola TESTIMONI. “In realtà è la Vita che dà alla vita, e voi che credete di essere donatori non siete che testimoni!”: gli ultimi giorni da rover li ho passati a riflettere su questo pensiero che, nella sua semplicità, mi ha messo un po’ in crisi. Pensavo che è forte la tentazione, facendo del bene, di sentirsi fonte d’amore, artefici e di attribuirsene quindi il merito (specie se si è un po’ egocentrici come me), con il risultato di scordarsi di essere mezzi, traghettatori di un Amore più grande, quello di Dio. E di fronte a questa conclusione per un attimo mi è sembrato come se l’uomo in sé per sé fosse sminuito; poi ho capito invece che è esaltato ad essere qualcosa di più, cioè strumento nelle mani di Dio.
In conclusione penso che se oggi posso dire di credere in Cristo, di accettare la mia missione di cristiano accogliendo il servizio ai fratelli, di avere maturato l’abitudine di mettermi costantemente in discussione (inculcatami sin dai lupetti , poi con le mete e gli obiettivi di esploratore e poi con il progetto personale di rover), di aver capito il valore dell’ascolto e dell’ impegno, di cercare di scegliere comunque sempre l’amore, di avere accanto degli amici fantastici e una ragazza che mi ami davvero, lo devo praticamente solo allo scoutismo: non so a voi ma a me fà davvero impressione il fatto che se quel giorno di tredici anni fa non avessi curiosato in una sede scout quasi per caso, sicuramente per gioco oggi non avrei molti di questi doni straordinari che il Signore mi ha voluto fare. Questo mi farebbe pensare ad una immancabile citazione cinematografica: avete presente il film “Sliding doors”? Bè è impossibile non immaginare subito una forcola guardando quel film perché racconta come ogni piccola scelta quotidiana che noi facciamo, dalla più importante alla più banale (come direbbe Ila), ci può cambiare totalmente la vita; bè oggi la mia non è proprio da nulla ma è possibile solo perché tredici anni fa (ma anche tante altre volte) non sono arrivato in ritardo all’ appuntamento col destino.
Bene ora sono arrivato proprio alla fine, mancano solo i ringraziamenti per tutti gli insegnamenti che ho tratto da voi, anche se è implicito un solo ringraziamento a Dio per tutti voi: dunque è d’obbligo cominciare da Mamma e Papà perché altrimenti non me lo perdonerebbero mai, ma soprattutto perché nei miei occhi e nel mio cuore c’è tanto di loro da non poterli amare meno di me stesso: grazie per essere stati dei genitori praticamente perfetti, che hanno saputo alternare la premura, l’incoraggiamento e il costante credere in me ai rimproveri severi e darmi sempre fiducia in tutte le mie scelte, anche in quella dello scoutismo; grazie Amore, lo sai che mi fa strano chiamarti Federica, perché con te molte delle belle parole che ho scritto su questa lettera le ho vissute concretamente, e perché solo grazie a te mi sono dovuto confrontare con i miei limiti, il mio umano egoismo e sono maturato sentendomi amato indipendentemente da tutto; grazie a Stefano, Luca e Simona che sono stati ben più di semplici capi, oltre che validi esempi, veri e propri maestri di vita e fratelli maggiori; grazie a Enzo perché mi ha insegnato la condivisione nell’amicizia, grazie a Riccardo per la sua bontà e per la sua capacità di perdonare sempre; grazie a Mana per la sua allegria straripante e coinvolgente; grazie a Michele per le infinite chiacchierate, i confronti e la sua confidenza; grazie a Ilaria per la sua coerenza e saggezza; grazie a Evelina per il suo spirito ottimista ed il suo sorriso anche nelle difficoltà; grazie a Benedetta per la sua ironia e perché in tutti questi anni mi ha sempre considerato un vero amico ed io ho fatto lo stesso con lei; grazie a Daniele per la sua serietà e la sua responsabilità; grazie a Benzio per la sua schiettezza e la sua simpatia; grazie a Marco Muffa per la sua tenerezza e la capacità di divertire divertendosi; grazie a Sandra per la sua unica sensibilità; grazie a Angelo per il suo altruismo e la sua semplicità; grazie a Marco per la sua generosità ed onestà; grazie a Valeria per la sua dolcezza e autenticità; grazie a Valentina per il suo carisma; grazie a Chiara per la sua delicatezza; grazie a Erika per il suo inesauribile entusiasmo e un grazie anche a Maurizio e Roberta per il loro esempio e a Daniele D.T. e a Luchino per tutto il bene che mi vogliono; grazie a Padre Berardo per la sua profondità, a Don Marco per la sua grande disponibilità nel mettersi al servizio di tutti e a tutti gli altri “Don” o capi che in qualche modo mi hanno aiutato; un grazie speciale a Silvia perché senza accorgersene mi ha insegnato molto e mi ha accompagnato nel mio ultimo anno di clan; sperando di non aver dimenticato nessuno vi auguro di cuore a tutti di saper sempre riconoscere negli occhi del fratello il Signore che vi chiama, buona strada, vi voglio bene, vostro Francesco |