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CONFRONTO: anima dello scoutismo. Gli anti-scout | CONFRONTO: anima dello scoutismo. Gli anti-scout |
| domenica 08 gennaio 2006 | ||
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Raga, secondo ste cose si devono diffondere il più possibile... spero vivamente che il maggior numero di voi riesca (prima o poi) a leggere ciò, per questo ho voluto farci anche una news. Sarebbe bello (specie per il clan) aprirci un forum (anche non solo virtuale) per discutere dell'argomento.
Scoutismo, infido catechismo
Nota: Questo articolo che pubblicai nel 2002 è stato scritto su fonti che giudico attendibili (siti ufficiali degli scouts, per esempio). Nulla di quanto riportato è frutto di illazioni, e certe argomentazioni sfavorevoli sono desunte solo da fatti riportati e controllabili. In questo senso, l'analisi critica non può intendersi mai volontariamente offensiva né delle persone né delle idee che ne costituiscono l'oggetto. Calogero
L’indottrinamento religioso non ha soltanto le riconoscibili forme del catechismo. Le modalità d’occultamento sono molteplici: si va dalla scuola, palestra irresponsabile d’ignobili esercizi di proselitismo, alla tv, serva sciocca del potentato vaticano, fino a mille vessilli, icone, simboli, usi, tradizioni e culture che conducono tutti ad un’idea teocentrica della vita. L’esposizione a questi indottrinamenti occulti è pericolosa non tanto per gli adulti, generalmente vaccinati dalla proprietà di saper intendere e volere, quanto per i bambini e i ragazzi. Lo scoutismo è uno dei maggiori indottrinamenti occulti cui moltissime famiglie irresponsabili e disinformate fanno esporre i loro pargoli, nell’idea messianica di fortificarne lo spirito e il civismo. Qui cercherò invece di dimostrare che lo scoutismo rimbambisce, massifica e militarizza i loro figli, per i quali perciò non vedo pedagogia peggiore. La storia L’idea di costituire un movimento giovanile che avrebbe sfruttato a scopo educativo la tendenza dei ragazzi all’avventura, venne nel 1899 a Sir Robert Baden-Powell (1857-1941) durante la guerra anglo-boera. Nel 1907, nell’isola di Brownsea, con 20 ragazzi, avvenne la prima esperienza concreta di campo scout: un successo strepitoso (in Italia, il primo campo nazionale sarà organizzato in Val Fondillo, nel Parco d’Abruzzo, nel 1921). Nel 1905 il Prof. Mario Mazza costituì l’associazione Ragazzi Esploratori Italiani, REI. Nel 1915 si pose il problema se l’associazione doveva essere o no confessionale, ma non si trovò una soluzione e la REI si scisse in un’associazione confessionale (Associazione Scout Cattolici Italiani, ASCI) ed in una aconfessionale (Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani, CNGEI). Nel 1928, con un decreto del 9 aprile, i fascisti soppressero le unità scout italiane, ma queste perdurarono come unità clandestine nella cosiddetta “giungla silente”. Dopo la guerra, Giuliana di Carpegna e Josette Lupinacci pensarono di offrire alle ragazze italiane l’idea scout. Nacque così il guidismo, benedetto nel 1944 da Pio XII. Nel 1974, da più fusioni, nacque l’AGESCI (Associazione Guide E Scout Cattolici Italiani). Baden-Powell Robert Stephenson Smyth Baden Powell nacque al n. 6 di Stanhope Street, Paddington, un paese vicino Londra, il 22 febbraio 1857. Era il sesto dei dieci figli del reverendo Baden-Powell, professore ad Oxford. Il nome Robert Stephenson era di suo nonno, il figlio di George Stephenson, pioniere delle ferrovie. Robert era appassionato di costruzioni in muratura e legno, e d’esplorazioni soprattutto per vie di mare. Come Ussaro, combatté in India, Afghanistan e Sud Africa. Nel 1897 fu promosso comandante del quinto Dragoni. Durante i 217 giorni d’assedio a Mafeking, BP (come lo chiamano gli scouts) pubblicò il libro “Aids to Scouting”. Dopo l’esperienza del 1907 del campo sperimentale nell’isola di Brownsea, fu pubblicato un altro libro, “Scouting for Boys”. Nel 1912, BP sposò Olave Soames, da cui ebbe tre bambini. Nel 1929 fu insignito del titolo di Lord dal Re d’Inghilterra, e nel 1937 ricevé l’Ordine al Merito (onorificenza concessa solo a 24 persone viventi). Nel 1939 fu designato per il premio Nobel per la pace, che però non gli fu assegnato. Baden-Powell aveva una religiosità sempliciotta e un didascalico amore per la natura, in cui vedeva l’opera di Dio: “Leggi la Bibbia, nella quale scoprirai la Rivelazione Divina (...) e poi leggi un altro libro meraviglioso: quello della Natura creata da Dio (...), quindi rifletti al modo con cui puoi meglio servire Dio”, ha scritto in un libro. “Lo studio della natura ti mostrerà quante cose meravigliose Dio ha messo su questa terra perché tu possa gioire”, ha lasciato scritto in un messaggio rivolto a tutti gli scouts e che fu trovato fra le sue carte dopo la sua morte. Nello stesso messaggio ha scritto ancora: “Dio ci ha messo in questo mondo meraviglioso per essere felici (…) La felicità non è data dalla ricchezza, né dal successo nella carriera, né dal cedere alle nostre voglie (…) Il vero modo d’essere felici consiste nel dare la felicità agli altri (…) Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di come l’avete trovato”. Tutta la vita di Baden-Powell fu impregnata di questa melensa religiosità, che volle anche nello scoutismo, dove non ha mai acconsentito a “dare un posto facoltativo al Creatore dell’Universo”. In Scoutismo per ragazzi è arrivato a scrivere: “Nessun uomo è buono se non crede in Dio e non obbedisce alle sue leggi. Per questo tutti gli Scouts devono avere una religione”. Spesso torna l’interrogativo se Baden-Powell fosse affiliato o no alla massoneria. Vediamo cosa dicono i documenti. Il primo è una lettera di J. Macdonald, segretario della biblioteca e del museo dell’United Grand Lodge of England, indirizzata a Lewis P. Orans: 9 luglio 1990: […] In questo paese ci sono molte logge il cui corpo sociale è formato prevalentemente da fratellanze connesse con lo Scoutismo. Esse si riuniscono ogni anno a Londra ed ogni loggia invita nella propria sede le altre logge. In quest’occasione spesso la fratellanza indossa l’uniforme scout insieme alle insegne cerimoniali. Il secondo documento è uno stralcio di una lettera di un frammassone e capo scout belga di Anversa: 25 settembre 1994. Caro fratello, sono stato negli “Scouts de Belgique” (fondati nel 1910 principalmente da frammassoni). Mi iscrissi lupetto nel 1944 (durante la guerra!) e sono stato molto attivo per circa 40 anni, durante i quali sono stato Caposquadriglia, Akela, vice Comissario di distretto, D.C.C. e tesoriere del comitato nazionale. Attualmente sono membro onorario e segretario degli adulti del distretto di Anversa [...]. Infine, nel libro “27 anni con B.-P.” (London, 1957), E.K. Wade, segretaria del Fondatore, ricorda che B.-P., nel 1912, fu fatto “Cavaliere di San Giovanni di Gerusalemme”. I Cavalieri di San Giovanni sono un Ordine cavalleresco caritatevole. I frammassoni riconoscono un forte legame con la storia e le tradizioni di quest’Ordine che risale al tempo delle crociate. La filosofia scout Anche la filosofia che anima lo scoutismo è didascalica e sempliciotta come quella del suo fondatore. I testi ufficiali ne parlano nella seguente maniera. Lo scoutismo è uno stile di vita, un movimento che lavora per il futuro, per formare uomini e donne responsabili, solidali, spiritualmente forti, capaci di fare scelte libere. Un ambiente accogliente e vivace, dove molti ragazzi sono ben disposti gli uni verso gli altri, si progettano e si realizzano imprese e avventure […] Lo scoutismo è un progetto di crescita per ragazze e ragazzi dagli 8 ai 21 anni per “imparare facendo” e diventare autonomi. Oggi, questa confraternita mondiale comprende 25 milioni di persone in 215 paesi e territori. Vediamo qui e subito se l’ambiente scout è così accogliente e vivace, e se serve alla crescita di ragazze e ragazzi dagli 8 ai 21 anni (e soprattutto) per diventare autonomi. Esercitando l’argomentare lezioso tipico dei moralisti, i testi sacri dello scoutismo ci danno un’idea (purtroppo) abbastanza precisa di cosa significa essere scout. Lo stile scout – si legge per esempio nel sito di Scout’s on line http://vnet.it/scout/ – è la conseguenza diretta della scelta di vivere lo spirito e i valori della Legge e della promessa scout nella vita di tutti i giorni. Una corporazione militarizzata come quella scout non poteva che produrre uno stile di comportamento codificato da una Legge. Proseguendo nella lettura, si apprende che esiste uno stile degli scouts nel fare le cose, nello stare con gli altri, nel vivere in certi luoghi, nello stare insieme in associazione. Sembrerebbero delle prudenti esortazioni giudiziose. Nulla di più falso e d’occulto. In realtà lo scoutismo è pieno zeppo d’impensabili, ridicoli e perniciosi regolamenti, cui bambini e ragazzi sono sottoposti con severità e saccenteria arrogante. Sono elencati come “segni di stile” le seguenti attività: diffondere serenità e gioia, (qui si scambia una possibilità spontanea per un ordine); un certo modo di presentarsi, di accogliere, di muoversi (educati o marionette?); la capacità di scegliere, tra due soluzioni, quella più rispettosa degli altri o dell’ambiente, anche se costa di più, (un insegnamento didascalico, da fumetto); “credo che noi Scouts possiamo aggiungere alle sette virtù cristiane un’ottava: il buonumore” (B.-P., WSCD 142). Le indicazioni di “stile” non si fermano alle genericità ma, com’è tipico dei movimenti filomassonici, scava nel privato degli adepti fino a condizionarne le attività più personali. Come il semplice viaggiare in treno. Leggiamo: Gli zaini ed il materiale sono spesso di intralcio per i passeggeri […]. Si rispettano scrupolosamente le norme del mezzo di trasporto. Sul treno gli scouts non arrecano fastidio coi propri canti e giochi, ma neppure devono rinunciare, se si accorgono che ciò è gradito, ad animare l’ambiente e a dar buonumore agli altri viaggiatori. Una fiera delle ovvietà in cui è evidente la scrupolosità infantile di voler codificare e prevedere tutto, perfino i più semplici requisiti di buona convivenza, allo scopo di estirparli dal vissuto laico della vita e di arrogarsene la paternità. Tali requisiti non sono mostrati per quelli che sono bensì sotto le spoglie di una codifica autoritaria oltre che moraleggiante. Naturalmente, non poteva mancare un decalogo che riguardasse il comportamento da tenere in una chiesa: Se un notevole numero di scouts di passaggio va in chiesa, può creare disturbo (direi che ciò vale in tutti i casi: gli scouts sono incapaci di procedere autonomamente, e si muovono solo a mandrie, appellativo che a loro peraltro dovrebbe perfino piacere). Perciò occorre entrare prima che inizi il rito. Lasciare le panche agli abitanti, mantenere il silenzio. Solo se si sono presi accordi, intervenire nella liturgia in modo rilevante, altrimenti avere cura di non sopraffare la piccola comunità. I riti La promessa Entrare a far parte degli scouts è una cosa abbastanza tortuosa. Somiglia ad un processo d’iniziazione verso un percorso che dovrebbe allontanare dal buio del mondo usuale per condurre ad una meta illuminata (la loro). È il solito gioco dell’io sono meglio. Il momento della Promessa è il vero inizio della (dis)avventura scout. Coi soliti toni pomposi e sopra le righe, si prescrive che la cerimonia deve esser preparata e solennizzata affinché lo scout la ricordi come un momento straordinario che ha vissuto da protagonista. Su internet si trovano vari esempi del “copione” di questa oscurantista iniziazione. Tra i più tristemente esilaranti, ne riporto riassunta una: Il Reparto è allineato su tre lati di un quadrato. Sul lato aperto vi sono: il Capo Gruppo, il Capo Reparto, l’A.E., gli Aiuti. A destra del Capo Reparto e dell’A.E. si tiene l’alfiere con la Fiamma di Reparto. L’assistente recita una preghiera adatta […]. Capo squadriglia: accompagna il novizio di fronte ai Capi, saluta al guidone e arretra di un passo. Capo Reparto (al novizio): “Che cosa chiedi?” Novizio: “Di divenire un Esploratore (una Guida)”. Capo Reparto: “Per quanto tempo?” Novizio: “Se piace a Dio, per sempre” […]. “Con l’aiuto di Dio, prometto sul mio onore di fare del mio meglio per compiere il mio dovere verso Dio e verso il mio Paese; per aiutare gli altri in ogni circostanza; per osservare la Legge scout”! (Durante queste parole il Reparto resta sull’attenti e fa – novizi esclusi – il saluto scout). A questa già isterica e “razionofoba” sceneggiatura, ne sussegue un’altra, detta “veglia della promessa”, necessaria – viene prescritto – giacché il novizio deve stare in un’atmosfera suggestiva e raccolta che lo aiuti a riflettere sull’importanza del passo cui si accinge, ed a prenderne coscienza. Ovviamente, l’atmosfera suggestiva è quella di una chiesa (io, iniziazione per iniziazione, avrei proposto un altrettanto suggestivo postribolo), in cui i novizi che hanno espresso la promessa devono ritrovarsi. Anche qui, vezzi e simbolismi cretini si sprecano. Il tutto dura una mezz’oretta. La cerimonia termina con la benedizione impartita dall’Assistente e col canto della Promessa. La messa La S. Messa al campo non deve essere una parentesi religiosa in una giornata altrimenti laica, ma un momento di celebrazione, di più diretto ascolto della Parola di Dio, di più esplicita lode a Dio per tutto quanto, come singoli e come comunità, gli scouts cercano di realizzare durante la giornata. È per questo che BP diceva che la religione non c’entra con lo Scoutismo, cioè, non ha da “entrarci”, perché è già dentro, pervade tutte le sue attività. Credo che un commento senza turpiloquio sia impossibile. Gli scouts celebrano la messa ogni giorno, e a questo scopo, imparano praticamente a memoria il “Manuale Romano in lingua italiana del 1983”, in cui sono descritti pedissequamente modi e forme della partecipazione alla messa. E allora chiedo: lo scoutismo è o no una catechesi occulta? Conclusioni Ho tentato di tracciare il mondo scout nelle sue linee generali, sorvolando a malincuore su altri molti suoi aspetti che ritengo dannosi per la salute (psichica e fisica) e la crescita culturale ed etica dei ragazzi. Sparare sugli scout è un po’ come sparare sulla Croce Rossa, me ne rendo conto. Ma ritengo che non bisogna vivere genuflettendosi, bisogna viceversa sempre essere disponibili a desacralizzare e a criticare ogni cosa, sia essa grande o piccola, nobile o ignobile. Ho cercato non di infangare quest’organizzazione, ma di raccontare i suoi aspetti oggettivi (qui, niente è stato inventato) che sotto la lente del libero pensiero risultano avere il senso fangoso che ho descritto. Per il resto, ai posteri l’ardua sentenza. Fonte: L’Ateo n.3/2002 (23) |
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di Calogero